Durante un percorso di professional organizing succedono cose che vanno oltre l’organizzazione in sé: le abitudini iniziano a cambiare, si provano modi nuovi di fare e, poco alla volta, cambia anche lo sguardo che una persona ha su di sé. Ci si osserva mentre si sperimenta, si sbaglia, si aggiusta il tiro, e da lì nasce una domanda:
Il lavoro del professional organizer può essere letto anche come un processo educativo?
Nel lavoro del professional organizer non solo si “spiega come si fa”, si entra negli spazi, si ascoltano le storie, si osservano le dinamiche, si fanno domande e insieme alle persone si costruiscono soluzioni che abbiano senso nella vita reale, non in un modello ideale.
Questo approccio ha molto in comune con ciò che in pedagogia viene definito apprendimento situato ovvero il concetto che si impara mentre si fa, nel contesto in cui si vive davvero e così ogni scelta organizzativa diventa così un’esperienza di apprendimento.
… ed è lì che opera il professional organizer:
- negli spazi quotidiani, non solo in aula
- nel lavoro reale, non solo nella teoria
- nei problemi concreti, non solo negli esempi astratti
Un punto centrale di questo lavoro è l’autonomia infatti l’organizzazione non serve a creare dipendenza, ma a rafforzare la capacità di scelta.
Se alla fine del percorso una persona pensa “ora so cosa funziona per me”, allora il processo ha fatto il suo lavoro.
Questa visione è molto vicina al pensiero di Freire, che parlava di educazione come pratica di libertà: accompagnare senza sostituirsi, sostenere senza imporre. Organizzare, in questo senso, diventa un atto di responsabilizzazione gentile e non viene indicata una strada unica, ma viene facilitata la costruzione di un percorso sostenibile.
- riconosce un senso immediato
- sperimenta benefici concreti
- partecipa attivamente al processo
Il professional organizing rispetta naturalmente questi principi: parte da un bisogno reale, lavora su situazioni concrete e valorizza l’esperienza della persona. L’organizzazione diventa così un apprendimento pratico, incarnato e duraturo.
- “non sono organizzato”
- “non sono capace”
- “non sono costante”
Qui l’organizzazione smette di riguardare solo lo spazio e inizia a toccare l’identità.
Il pedagogista Donald Schön parlava di riflessione sull’azione: è attraverso l’esperienza e la riflessione che avviene l’apprendimento più profondo. Quando questa riflessione porta a cambiare il modo di leggere se stessi, si entra in un apprendimento trasformativo.
Non cambia solo l’organizzazione.
Cambia il punto di vista.
- apprendimento
- autonomia
- consapevolezza
- cambiamento
Per questo è possibile leggere il professional organizing come una pratica di educazione non formale, in cui l’organizzazione diventa uno strumento per migliorare la qualità della vita e del lavoro.
… con più ordine ma soprattutto con più armonia!
Dal mio punto di vista e per come opero nel progetto Cose in Armonia l’organizzazione non è mai un fine, ma uno strumento.
Uno strumento per aiutare persone e professionisti a ritrovare equilibrio, tempo e chiarezza nel proprio lavoro e nella propria vita.
Ogni percorso parte dall’ascolto e si costruisce insieme, perché l’ordine che funziona è quello che rispetta le persone, i ritmi e le reali possibilità.
Se senti che il bisogno di ordine che stai vivendo riguarda anche il modo in cui lavori, scegli e ti organizzi, forse non stai cercando solo una soluzione pratica, forse stai cercando un nuovo modo di stare nelle tue giornate.
Ed è da lì che si può iniziare.


