Minimalist 2023 planner with stationery on a wooden desk, perfect for organizational themes.

Il professional organizer come facilitatore di apprendimento

Perché “mettere ordine” può diventare un processo di crescita?

3–5 minuti

Ci sono momenti in cui una persona chiede aiuto per “mettere ordine” e, ascoltando bene, ci si accorge che nella richiesta risuonano altre cose. Spesso infatti non riguarda solo le cose da sistemare, ma il bisogno di fare chiarezza, di respirare un po’ di più, di ritrovare tempo che non sembri sempre scivolare via.

Spesso dietro quella domanda c’è il desiderio di stare meglio nei propri spazi e nelle proprie giornate.

Durante un percorso di professional organizing succedono cose che vanno oltre l’organizzazione in sé: le abitudini iniziano a cambiare, si provano modi nuovi di fare e, poco alla volta, cambia anche lo sguardo che una persona ha su di sé. Ci si osserva mentre si sperimenta, si sbaglia, si aggiusta il tiro, e da lì nasce una domanda:

Il lavoro del professional organizer può essere letto anche come un processo educativo?

ORGANIZZARE è ACCOMPAGNARE

Nel lavoro del professional organizer non solo si “spiega come si fa”, si entra negli spazi, si ascoltano le storie, si osservano le dinamiche, si fanno domande e insieme alle persone si costruiscono soluzioni che abbiano senso nella vita reale, non in un modello ideale.

Questo approccio ha molto in comune con ciò che in pedagogia viene definito apprendimento situato ovvero il concetto che si impara mentre si fa, nel contesto in cui si vive davvero e così ogni scelta organizzativa diventa così un’esperienza di apprendimento.

… ed è lì che opera il professional organizer:

  • negli spazi quotidiani, non solo in aula
  • nel lavoro reale, non solo nella teoria
  • nei problemi concreti, non solo negli esempi astratti

L’organizzazione come strumento di autonomia

Un punto centrale di questo lavoro è l’autonomia infatti l’organizzazione non serve a creare dipendenza, ma a rafforzare la capacità di scelta.
Se alla fine del percorso una persona pensa “ora so cosa funziona per me”, allora il processo ha fatto il suo lavoro.

Questa visione è molto vicina al pensiero di Freire, che parlava di educazione come pratica di libertà: accompagnare senza sostituirsi, sostenere senza imporre. Organizzare, in questo senso, diventa un atto di responsabilizzazione gentile e non viene indicata una strada unica, ma viene facilitata la costruzione di un percorso sostenibile.

Gli adulti apprendono facendo

La maggior parte dei percorsi di professional organizing coinvolge persone adulte e l’apprendimento adulto segue dinamiche diverse rispetto a quello scolastico. L’andragogia, sviluppata da Malcolm Knowles, evidenzia che l’adulto apprende quando:

  • riconosce un senso immediato
  • sperimenta benefici concreti
  • partecipa attivamente al processo

Il professional organizing rispetta naturalmente questi principi: parte da un bisogno reale, lavora su situazioni concrete e valorizza l’esperienza della persona. L’organizzazione diventa così un apprendimento pratico, incarnato e duraturo.

Quando cambia lo spazio, cambia anche la narrazione

Durante il lavoro emergono spesso convinzioni radicate:

  • “non sono organizzato”
  • “non sono capace”
  • “non sono costante”

Qui l’organizzazione smette di riguardare solo lo spazio e inizia a toccare l’identità.
Il pedagogista Donald Schön parlava di riflessione sull’azione: è attraverso l’esperienza e la riflessione che avviene l’apprendimento più profondo. Quando questa riflessione porta a cambiare il modo di leggere se stessi, si entra in un apprendimento trasformativo.

Non cambia solo l’organizzazione.
Cambia il punto di vista.

Una figura educativa non formale

Il professional organizer non nasce come figura pedagogica in senso stretto, eppure, ciò che accade nel lavoro quotidiano parla chiaramente di:

  • apprendimento
  • autonomia
  • consapevolezza
  • cambiamento

Per questo è possibile leggere il professional organizing come una pratica di educazione non formale, in cui l’organizzazione diventa uno strumento per migliorare la qualità della vita e del lavoro.

… con più ordine ma soprattutto con più armonia!

Dal mio punto di vista e per come opero nel progetto Cose in Armonia l’organizzazione non è mai un fine, ma uno strumento.
Uno strumento per aiutare persone e professionisti a ritrovare equilibrio, tempo e chiarezza nel proprio lavoro e nella propria vita.

Ogni percorso parte dall’ascolto e si costruisce insieme, perché l’ordine che funziona è quello che rispetta le persone, i ritmi e le reali possibilità.

Se senti che il bisogno di ordine che stai vivendo riguarda anche il modo in cui lavori, scegli e ti organizzi, forse non stai cercando solo una soluzione pratica, forse stai cercando un nuovo modo di stare nelle tue giornate.

Ed è da lì che si può iniziare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *