Non serve fare le cose nel modo giusto, ma fare del nostro meglio
Fare “le cose nel modo giusto” non basta: spesso diventa un’ossessione che porta stress e frustrazione. Scopri come abbandonare il perfezionismo e trasformare la performance in un alleato gentile, grazie anche alla riflessione di Fred Newman.
Fare bene non significa fare tutto perfetto
Nel mondo degli eventi e della ristorazione, la pressione del “fare tutto alla perfezione” è costante. Ogni dettaglio deve essere impeccabile, ogni cliente soddisfatto, ogni imprevisto gestito senza sbavature.
Ma a quale prezzo?
Il rischio è che questa rincorsa alla perfezione diventi un fanatismo: ti toglie energia, genera ansia e ti allontana dal senso vero del tuo lavoro.
La verità è semplice ma difficile da accettare: non serve fare le cose nel modo giusto, serve fare del nostro meglio.

Fred Newman e la performance
Il filosofo e psicologo Fred Newman ha dedicato parte della sua ricerca al concetto di performance.
Per Newman, la performance non è un nemico, ma un modo creativo di affrontare la vita: non siamo mai solo “noi stessi”, ma interpretiamo continuamente ruoli, situazioni, obiettivi.
Il problema nasce quando la performance viene confusa con l’ossessione della prestazione: fare sempre di più, più velocemente, meglio degli altri. Così diventa un fardello.
Se invece la viviamo come strumento, la performance ci aiuta a:
- definire micro-obiettivi realistici,
- pianificare i passi da fare,
- dare concretezza ai progressi con dati chiari e tangibili.
Non per dimostrare qualcosa agli altri, ma per crescere con consapevolezza.
(Se vuoi approfondire, ti consiglio questo spunto: East Side Institute – Fred Newman)
Una domanda per te
E tu, quanto spesso ti accorgi di inseguire “il modo giusto” invece di ascoltare i tuoi reali bisogni e obiettivi?


