Cambiare lavoro: una scelta di libertà e consapevolezza
Di recente ho incontrato amici di lunga data, di quelli che ti conoscono da sempre e che con un commento riescono a farti riflettere sul percorso della tua vita. Tra loro c’è una persona speciale, mia omonima, che mi accompagna fin dall’asilo. Abbiamo condiviso quasi 40 anni di vita. Non è incredibile? È una ricchezza avere un’amica così longeva, qualcuno che ti ricorda chi sei e che hai fatto. Durante la nostra conversazione, abbiamo toccato il tema del cambiare lavoro e delle sue implicazioni.
Qualche giorno fa, proprio lei mi ha detto:
“Io voglio fare come te, smettere di lavorare. Avevi detto che a 40 avresti smesso, e l’hai fatto.”
Confesso che questa frase mi ha lasciata spiazzata. Non tanto per il desiderio di “smettere di lavorare,” quanto per la consapevolezza dell’impatto delle mie parole e, soprattutto, della mia scelta di cambiare lavoro.

Il momento della svolta
Avevo davvero detto che a 40 anni avrei smesso? Sì, l’avevo detto.
Ma quando il momento è arrivato, ho esitato.
Tuttavia a dicembre 2022, nell’anno in cui ho compiuto 40 anni, completamente esaurita ho deciso di licenziarmi.
Ben dopo 12 anni di lavoro appassionato e intenso in un settore che amo, ma che mi aveva assorbita fino all’ultima goccia di energia, ho capito che era il momento di fermarmi e di cambiare lavoro.
Non è stata una decisione improvvisa. È stato un processo, fatto di dubbi, riflessioni e quella sensazione sempre più forte di dover ritrovare me stessa.
Quando, a giugno 2023, ho ufficialmente chiuso quel capitolo della mia vita,
mi sono sentita finalmente libera.

Una pausa per ritrovarmi
Non mi sono buttata subito in un nuovo progetto infatti ho deciso di prendermi del tempo.
Sentivo il bisogno di “fare spazio,” un vero e proprio decluttering interiore, come direbbero i miei colleghi professional organizer.
Ho iniziato dalle abitudini che mi tenevano incatenata: leggere le mail ogni momento, controllare le notifiche, pensare al lavoro anche nei pochi momenti di relax. Ho lasciato andare tutto questo, ma soprattutto ho liberato la mente dalle aspettative mie e altrui.
La mia pausa è iniziata con 15 giorni di cammino in solitaria verso Santiago. È stato un viaggio profondo, un dialogo con me stessa e con il mondo, non era solo un percorso fisico, ma un modo per ascoltarmi davvero.
Dopo Santiago, sono seguiti tre mesi di vacanza in cui ho dedicato tempo a ciò che conta davvero: la famiglia, gli amici e, finalmente, a me stessa.

Un nuovo inizio: costruire senza sacrificare
A settembre, dopo aver riordinato idee e energie, ho iniziato a costruire il mio nuovo percorso professionale. Questa volta, però, ho scelto di farlo in modo diverso: con passione e dedizione, ma senza sacrificare il mio benessere. Cambiare lavoro era necessario per ritrovare equilibrio.
La libera professione non è facile. Non ci sono stipendi fissi, ferie retribuite o malattie coperte tuttavia c’è qualcosa di molto più prezioso: la libertà di gestire il mio tempo.
Questa libertà mi permette di dare molto di più a chi lavora con me.
Non sono più una semplice consulente: sono un’alleata, una complice, una partner nella realizzazione di sogni e progetti. Ogni cliente è una nuova storia, una nuova possibilità di costruire qualcosa di significativo insieme.
E poi ci sono le persone che ho incontrato in questo tempo: sconosciuti diventati amici, colleghi trasformati in mentori, e storie che mi hanno ispirata e spinta a crescere.

La ricchezza della libertà
Oggi posso dire, con assoluta certezza, che non sarei più in grado di tornare indietro. La libertà di gestire il mio tempo e di lavorare in modo autentico è una ricchezza che non ha prezzo. Cambiare lavoro ha trasformato la mia prospettiva.
Quando la mia amica mi ha detto che vorrebbe seguire il mio esempio non le ho risposto tuttavia le auguro di usare il suo grandissimo coraggio non più per rimanere ma per andare…
Spesso pensiamo che restare sia più sicuro e semplice ma se fosse il contrario?

